antifranza

martedì, maggio 06, 2003

More treason. Il Washington Times scrive che la Francia avrebbe aiutato a fuggire un numero imprecisato di gerarchi del regime iracheno, fornendo loro in Siria passaporti francesi con false generalità (il che avrebbe consentito loro di entrare in tutti i paesi che aderiscono al trattato di Schengen).

postato da antifranzese | 6/05/2003 19:13 | commenti (38)


lunedì, maggio 05, 2003

Un illuminante articolo sul WorldNetDaily espone il doppiopesismo delle istituzioni internazionali e dei media di sinistra in merito agli interventi militari nei paesi del terzo mondo: mentre la guerra all’Iraq ha suscitato proteste di piazza senza precedenti, la Francia nel sostanziale silenzio dell’opinione pubblica mondiale ha fatto ben di peggio in Costa d’Avorio -- ultima tappa della loro scellerata politica di ingerenza militare nel continente africano (non motivata da ragioni di sicurezza ma da meschini interessi economici e geopolitici) che negli anni si lascia dietro una lunga scia di sangue costellata di genocidi, guerre, guerriglie, colpi di stato, ecc.

postato da antifranzese | 5/05/2003 22:32 | commenti (5)


mercoledì, aprile 30, 2003

Dunque, dare un giudizio sul minivertice franco-belga-tedesco-lussemburghese sull’eurodifesa è difficile, e se ne possono trarre diverse conclusioni in parte contrastanti tra loro. Mi limiterò per ora ad alcune considerazioni sparse e non esaustive. Iniziamo dalle buone:

- Anzitutto va rilevato il totale fallimento delle ambizioni che gli ideatori (spec. il Belgio) si erano proposti: non solo non si è aggregato nessuno (tranne il Lussemburgo -- ma si sa che fare una alleanza militare continentale senza Lussemburgo è come organizzare un torneo di coppa Uefa senza il Baraccalugo), ed il vertice si è risolto in una dichiarazione "minimalista" dopo appena un paio d’ore di "summit".

- Le reazioni da parte degli altri stati europei sono state buone: dopo l’intervista di Blair ieri sul FT, anche i ministri degli esteri spagnolo Ana Palacio e Italiano Franco Frattini (nonche’ diversi politici di spicco dei paesi dell’Est) hanno espresso perplessità analoghe.

- Se la Francia può darsi ormai per "persa" come alleato indipendentemente dal governo in carica, la Germania da segnali diversi. Anzitutto bisogna ricordare che la posizione che Schroeder aveva assunto alla vigilia del conflitto iracheno era più dovuta a calcoli elettorali che a una visione strategica di lungo periodo; inoltre dopo la rapida vittoria alleata si sono a tratti notati alcuni importanti segnali di "backcycling" da parte di Berlino. Inoltre la CDU ha sempre mantenuto un atteggiamento critico nei confronti del governo. E ieri il quotidiano di riferimento tedesco ha pubblicato una lunga intervista a Frattini in cui sottolinea i pericoli di una frattura atlantica (intervista che, sia detto per inciso, italieni e internazionale si sono ben guardati dal segnalare).

- Un positivo effetto collaterale sarà inoltre l’accelerazione dell’alleanza tra Bae e Finmeccanica per creare Eurosystems (e verosimilmente la cosa sarà oggetto di discussione approfondita nell’incontro di domani tra Berlusconi e Blair), progetto per la cui importanza si è a lungo parlato nelle settimane scorse sul Foglio e sulla RID.

- La notizia cattiva è invece che a quanto pare la Francia a questo punto si è decisa ad andare fino in fondo. Ovviamente per il momento si guarda bene dal varcare esplicitamente il Rubicone (anzi, cerca di smorzare i toni della polemica con Washington), ma nel frattempo sembra preparare il terreno per un suo futuro progetto di sfida all’attuale assetto internazionale.

- Per quanto riguarda infine il modo in cui i media hanno trattato la vicenda, c’è una cosa che mi ha stupito. Se era del tutto prevedibile il sostanziale disinteresse per la cosa da parte della stampa italica, e gli speculari strombazzamenti da parte di quella francese, ho trovato piuttosto strano che anche i media anglosassoni, con poche eccezioni, abbiano dedicato relativamente poco spazio alla cosa.

Ad ogni modo, la cosa più importante adesso sarebbe creare al più presto una forza NATO di reazione rapida di stanza in Europa, progetto che tarperebbe le ali ad ogni velleità di creare una alternativa puramente UE.

postato da antifranzese | 30/04/2003 02:34 | commenti (12)


martedì, aprile 29, 2003

Bullet with butterfly wings. Un ufficiale americano impegnato in guerra lontano dal suo Pese scrive sul suo blog una toccante lettera aperta al presidente francese Jacques Chirac, che traduco per intero. È un pugno nello stomaco.

Signor Presidente, spesso si dice che gli americani non hanno una visione storica d’insieme, e considerino gli eventi solo nel breve periodo. Nel mio caso ciò non è vero.

Chi le scrive ricorda che nel 1778 la Francia è stata la prima Nazione a riconoscere l’Indipendenza degli Stati Uniti. Soldati francesi hanno combattuto fianco a fianco a noi nella nostra Rivoluzione. Senza l’aiuto del Marchese di Lafayette, del Conte Rochambeau, e dell’ammiraglio Comte de Grasse, forse avremmo perso la nostra battaglia. Questi uomini sono considerati eroi nel nostro Paese. A loro sono state dedicate strade, piazze, navi militari. Il trattato che ha sancito la nostra indipendenza è stato firmato nel 1783, a Parigi. Entrambe le nostre nazioni affondano le loro radici nell’Illuminismo: Liberté -- "Give me Liberty or give me Death!", Égalité -- "all Men are created Equal", Fraternité -- E Pluribus Unum. Siamo fratelli nello spirito. Chi le scrive ricorda che un architetto francese, Pierre L’Enfant, ha progettato la nostra capitale. Le sue spoglie riposano tuttora nei pressi della città, nel Cimitero Nazionale di Arlington. La nostra espansione territoriale più significativa è avvenuta nel 1803, quando Napoleone Bonaparte ci vendette il territorio della Louisiana al prezzo di 80 milioni di franchi. Chi le scrive ricorda che è stato un francese, Alexis de Toqueville, colui che nel suo saggio "Democracy in America" ha compiuto la più lucida analisi del nostro popolo e delle sue istituzioni politiche. Sono stati due geniali francesi, lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi e l’architetto Gustave Eiffel, a progettare e costruire uno dei nostri simboli più importanti nella nostra iconografia nazionale, la Statua della Libertà. È stata offerta in dono dal popolo francese al popolo americano, come simbolo della nostra lunga amicizia.

Chi le sta scrivendo ricorda che nel 1917, quando Parigi rischiava di essere invasa dalle schiere del Kaiser, il nostro Presidente Woodrow Wilson ha mandato due milioni di uomini per salvare la Francia. Più di trentamila di loro non hanno mai fatto ritorno. Ventotto anni più tardi, le forze americane, al fianco delle forze della Francia non occupata, hanno liberato il Paese dal flagello dell’occupazione nazista. La campagna francese è punteggiata dai cimiteri delle decine di migliaia di americani caduti in questa battaglia.

Chi le sta scrivendo ricorda che la Francia ha partecipato nel 1949 alla fondazione della NATO. Quando Saddam Hussein ha invaso il Kuwait nel 1991, le forze francesi si sono unite a quelle americane per porre rimedio a questa aggressione unilaterale. Dopo i terribili attacchi dell’Undici Settembre 2001, la Francia ci ha assistito nella lotta contro la rete terroristica di Al Qaeda fornendoci con mezzi e informazioni.

Per più di due secoli siamo stati amici e alleati. Ma allora, Signor Presidente, quali sono le ragioni del suo recente comportamento? Essere contro la guerra è di per sé una cosa legittima: la guerra è una cosa terribile. Ma noi stiamo stati d’accordo, nei dodici anni scorsi, che Saddam Hussein doveva cooperare con le Nazioni Unite e abbandonare le sue armi di distruzione di massa. Insieme, abbiamo approvato diciassette risoluzioni al Consiglio di Sicurezza che richiedevano ciò. L’ultima risoluzione, approvata all’unanimità, contemplava "serie conseguenze" nel caso in cui l’Iraq si fosse opposto al disarmo. Ma il regime di Saddam Hussein ha continuato ha fare il suo gioco di ambiguità, mezze aperture, marce indietro, temporeggiamenti, inganni. Signor Presidente, sappiamo tutti che cosa significa "serie conseguenze". Tuttavia, quando gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno presentato una diciottesima risoluzione con un ultimatum definitivo, Lei si è opposto. Quando alcuni nostri alleati hanno espresso il loro appoggio alla nostra posizione, Lei li ha chiamati "infantili" e "sconsiderati" Lei si è attivamente impegnato presso le varie nazioni per opporsi ai nostri sforzi. Se avessimo fatto fronte comune contro Saddam Hussein, il conflitto armato forse non sarebbe stato necessario. Ma la sua intransigenza ha reso questo esito inevitabile. Nel fare ciò, Lei ha minato le fondamenta stesse della NATO e delle Nazioni Unite. E le conseguenze delle sue azioni sono state gravi. Come molti altri, chi le scrive ha dovuto lasciare la sua casa e la sua famiglia per andare in una guerra dalla quale più di un centinaio di americani non faranno mai ritorno.

Solo adesso che l’Iraq è stato liberato, stiamo scoprendo in tutta la sia gravità la reale portata del suo tradimento. Sono stati scoperti dei terribili documenti. Degli autorevoli quotidiani hanno rivelato che il suo governo ha fornito aiuto di intelligence a Saddam Hussein, rivelando al dittatore anche rapporti riguardanti conversazioni confidenziali tra Lei e il nostro presidente George W. Bush. Queste non sono le azioni che ci si aspetta da un alleato, né tanto meno da un amico.

Signor Presidente, lei è un uomo senza onore.

postato da antifranzese | 29/04/2003 23:01 | commenti (15)

Ricordate quando l’anno scorso, in occasione del salone del libro di Parigi la Tasca aveva assecondato (anzi, promosso) le polemiche e le contestazioni contro il governo Berlusconi?

Ecco, secondo recenti rivelazioni del Telegraph la Francia ha tenuto un atteggiamento ben diverso nei confronti dei dissidenti Iracheni al regime di Saddam... leggere l’articolo per credere. Ad esempio, ambienti ministeriali francesi si sarebbero adoperati per impedire incontri dell’opposizione irachena in esilio a Parigi, negare i visti ai dissidenti, minimizzare l’impatto mediatico delle conferenze sul tema, in alcuni casi perfino lasciando mano libera agli operativi del Mukhabarat di identificare i dissidenti (mettendo quindi in serio pericolo di essere imprigionate, torturate e uccise per ritorsione le loro eventuali rispettive famiglie rimaste in Iraq).

postato da antifranzese | 29/04/2003 01:21 | commenti (3)


lunedì, aprile 28, 2003

In una memorabile intervista al Financial Times, Blair ha detto di considerare pericolosa e destabilizzante l’ipotesi di una Europa che fondi la propria identità in una opposizione agli Stati Uniti (progetto che la Francia sembra invece ossessionata a perseguire).

postato da antifranzese | 28/04/2003 19:19 | commenti (2)


domenica, aprile 27, 2003

Secondo il Sunday Times (l’articolo è accessibile solo agli abbonati; comunque potete leggerne alcuni estratti qui) la Francia ha fornito al regime di Saddam Hussein informazioni riservate sugli americani, tenendolo costantemente aggiornato sugli sviluppi nella fase precedente il conflitto.

Un documento trovato dai corrispondenti del quotidiano inglese in quel che resta negli archivi del ministero degli esteri iracheno si basa su informazioni passate dall’ambasciatore francese a Baghdad al regime iracheno, che rivelano addirittura il contenuto di una conversazione riservata tra Bush e Chirac.

Non è difficile immaginare che ora gli USA dovranno rivedere la loro politica di information sharing con la Francia, e pensarci due volte prima di mettere Chirac al corrente dei preparativi alla prossima guerra (a proposito: anche in occasione dell’intervento militare NATO nella ex-Jugoslavia era stato un ufficiale francese a fare la spia passando ai serbi informazioni classificate).

postato da antifranzese | 27/04/2003 12:44 | commenti (2)


sabato, aprile 26, 2003

Sulla Repubblica di domenica scorsa Eugenio Scalfari scriveva che "molti giornali italiani e alcuni giornali inglesi sottolineano in questi giorni l'affanno con il quale il gruppo degli europei disobbedienti agli Usa cerchi l'appeasement. Di questo affanno in realtà non si vedono molte tracce" (la surreale tesi del Grande Puffo del giornalismo italiano è invece che sarebbero Blair e gli altri leader europei a cercare di riallinearsi a Chirac :-)

Si vede che lo scribacchino di De Benedetti non ha letto questo articolo di Libération...

postato da antifranzese | 26/04/2003 00:16 | commenti (2)


venerdì, aprile 25, 2003

Pensavo che a casa mia l’anno scorso fossero stati gli zingari, ma adesso non ne sono più così sicuro. Bernadette Chirac, moglie del presidente francese, è accusata di aver zamato un tappeto del XVII secolo. Si è difesa precisando che quello di cui si è appropriata lei era del XIX secolo. Ah, be', allora...

postato da antifranzese | 25/04/2003 20:07 | commenti (1)


giovedì, aprile 24, 2003

In un’intervista alla PBS, alla domanda se la Francia avrebbe dovuto subire delle conseguenze per il suo atteggiamento relativo alla vicenda irachena, il segretario di stato americano Powell ha laconicamente risposto "".

Anche se i provvedimenti da prendere non sono ancora stati decisi nel dettaglio, né vi è tra i vari elementi dell’amministrazione una identità di vedute sulla loro portata, alcune linee guida lungo le quali la reazione potrebbe svilupparsi dovrebbero essere (per quanto riguarda il campo diplomatico):

1. Ridimensionare significativamente il ruolo di Parigi all’interno della NATO, cosa quanto mai necessaria dopo che il gran rifiuto (assieme a Belgio, Germania e Lussemburgo) di inviare truppe in Turchia alla vigilia del conflitto ha messo radicalmente in crisi l’Alleanza.

2. Estendere la partecipazione ad altre nazioni dei periodici summit consultivi informali onde diluire l’importanza relativa della Francia.

3. In prospettiva, valutare quali azioni intraprendere per ripensare se non altro i meccanismi decisionali del consiglio di sicurezza dell’ONU.

postato da antifranzese | 24/04/2003 00:46 | commenti (1)